Al Signor
Presidente della Repubblica
Sergio Mattarella

 

 

 

 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e ai Cittadini Italiani

 

Ai tempi del coronavirus ogni vita continua ad essere unica e preziosa

 

 

 

 

 

 

 

Nel frangente drammatico che stiamo vivendo ho ritenuto di appellarmi a Lei, Sig. Presidente, relativamente ad una tematica complessa che tocca nel profondo il nostro Popolo.

 

La prego di sollevare la Sua voce cristallina e super partes, per continuare ad affermare, come inteso dalla Costituzione, il diritto alla vita quale primo dei diritti inviolabili dell’uomo.

 

La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare alla trattazione etica che si prefigge il contenuto della "lettera aperta" allegata.

 

Le porgo i miei migliori saluti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Daniela Bernardo
Storico dell’Arte

 

 

 

 

 

 

 

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Lettera aperta

al Presidente della Repubblica e ai Cittadini Italiani

 

Ai tempi del coronavirus ogni vita continua ad essere unica e preziosa

 

 

 

 

 

 

Nel silenzio e nell’indifferenza della politica, un messaggio, ormai sdoganato dai mass media, fa intendere all’opinione pubblica che la vita di una persona, giunta ad un certo percorso dell’esistenza - la cui soglia temporale non è stata ancora esplicitata, forse per ipocrisia, ma sicuramente con effetti psicofisici devastanti - abbia minore valore rispetto ad un’altra, più giovane e/o fisicamente meno provata. La deriva di tale pensiero porterebbe a ritenere corretto il sacrificio di una vita a favore di un’altra. Il contenuto del messaggio si spinge talmente in basso che una scelta così estrema non può sicuramente essere affidata al libero arbitrio dei medici-chirurghi, i quali, prima di iniziare la professione, prestano giuramento deontologico al moderno codice d’Ippocrate:  

 

Giuro

  •  di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;

  • di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;

  • di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona non utilizzerò mai le mie conoscenze;

  • di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;

  • […] di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;

  • di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'Autorità competente; […]

 

Poiché alle leggi costituzionali vigenti non è stata apportata modifica, risulta lecito chiedersi a quali normative s'appella l'affermarsi di questo indirizzo di pensiero e quale risulta esserne l'organo responsabile.

 

Siamo tenuti, inoltre, ad interrogarci sul contenuto di un nuovo protocollo previsto per il Covid-19 che, nel tentativo di giustificare la deviazione dai valori morali riconosciuti, si spinge fino al punto di avallare la sospensione delle cure intensive, e abbracciare il “criterio di appropriatezza clinica e di proporzionalità delle cure per limitate risorse sanitarie”. È quanto troviamo scritto nelle linee guida della Società di Anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, SIAARTI che, il 6 marzo 2020, ha pubblicato, ad uso dei medici primari, la raccomandazione di “Etica Clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”:

 

[…] Come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”.

 

Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di “idoneità clinica” alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo e la gravità della malattia, la presenza di comorbidità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità.

 

Questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive del tipo “first come, first served” (primo arrivato primo servito). […]

 

Un indirizzo indicato dalla SIAARTI che dovrebbe permettere di “gestire un'emergenza più grande della possibilità di cura”. Le raccomandazioni della Società intenderebbero forse fronteggiare le conseguenze della stortura creata dai Governi che, dal 2010 al 2019, hanno gradualmente e inesorabilmente definanziato il Servizio Sanitario Nazionale, decurtando di oltre € 37 miliardi di euro, come stimato dal Presidente della Fondazione GIMBE, e riportato il 23 marzo 2020 sul “Quotidiano Sanità”? Il frangente emergenziale evidenzia la fragilità scaturita dalla disgregazione scellerata del S.S.N., e si traduce in mancanza di mezzi di prevenzione, di ospedali, di garanzia di cura per tutti i cittadini,  discrimine che emargina la parte non più giovane e/o più fragile della popolazione.

 

La supplica di medici e addetti alla Sanità Pubblica, che si è levata già a partire dall’inizio della crisi di fine gennaio, spingendo sull’urgenza delle risorse mancanti necessarie a salvare vite umane, ora s’accompagna al grido di dolore degli italiani. Ogni voce del Paese, in grado di farsi ascoltare, sta chiedendo allo Stato - dalle 10.000 amministrazioni pubbliche - capacità reattive urgenti, decise e l’abbandono delle lungaggini burocratiche. Il Popolo italiano, ormai confuso dal dramma delle indecisioni e delle inadeguatezze, si chiede quale sia l’apparato che coordina le sinergie tra il settore medico e le risorse. A chi tocca il timone per non affondare? Fornire i mezzi indispensabili per chi affronta a mani nude e a costo della propria vita, l’epidemia, può permettere di salvare anche le persone fatte scadere al rango di “sacrificabili”.
 

Le norme su cui si basano i diritti inviolabili del Cittadino prendono le distanze da qualsiasi scelta alternativa. Le decisioni etiche e giuridiche traggono forza dalla Costituzione passando dal Parlamento e dalla Corte Costituzionale. Le linee guida sono state tracciate e scolpite a fuoco dai Padri fondatori della Costituzione Italiana, all’articolo 2, che dispone l’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la stessa Costituzione:

 

"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo”.

 

E ciò che la Corte costituzionale considera il diritto alla vita, viene “riconosciuto implicitamente - come primo dei diritti inviolabili dell’uomo” (sentenze n. 35 del 1997, n. 223 del 1996, n. 54 del 1979).

 

“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”.

 

Da ciò discende il diritto di vita incondizionato, inderogabile e indisponibile che sancisce l’unicità della vita di ogni singolo essere umano. 

 

Il concetto è evoluto, perfetto nella considerazione umana. Risulta immodificabile, e non adattabile a circostanze che vogliono giustificare eventuali barbarie di un sistema che appare al collasso. Ma il Popolo italiano non può permettersi di credere che la miopia dei Governi passati lo abbia lasciato in balia degli eventi e che oggi non ci siano azioni possibili per continuare a sperare.

 

Il dato (aggiornato quotidianamente), pubblicato al 22 aprile 2020, riporta 25.085 vittime in Italia, numero destinato purtroppo a crescere. Quante di queste persone sono morte perché è stato a loro negato il diritto alle cure intensive per mancanza di risorse disponibili? Ci domandiamo perché i giornalisti, che in questi giorni cercano di imporsi quali “professionisti dell’informazione da scegliere per serietà” non abbiano ancora focalizzato e diffuso il numero degli immolati? L’autorità competente ha il dovere e l’obbligo di comunicarne la lista, di scandire ad uno ad uno il nome e il cognome per restituirne la dignità sottratta, ed elevarli, ad eroi nazionali, un privilegio da loro non scelto; e, soprattutto, rendere pubblica l’identità dei corresponsabili che hanno determinato l’interruzione di quelle vite uniche e preziose. Non risulta lecito nascondersi dietro l’anonimato.

 

La “lettera aperta” vuole contribuire alla presa di coscienza dei propri diritti, e quelli dei propri cari nel momento drammatico che la responsabilità della vita, il bene più prezioso, viene affidata con fiducia, poi disattesa, nelle mani di persone terze; ma, vuole fornire, anche, la consapevolezza che è possibile accedere alla Giustizia per rivendicare la Verità di una morte.

 

Occorre comprendere la pericolosità delle metafore, allegorie o  simbolismi, da "linguaggio bellico", a cui si fa insistente ricorso che, attraverso l'alterazione della narrazione, legittima derive autoritarie.

 

È in atto un’epidemia, è un’emergenza non una guerra!

 

 

Latina, 30 marzo 2020

 

 

Daniela Bernardo

Storico dell'Arte

 

 

 

 

 

 

https://www.agensir.it/quotidiano/2020/3/30/coronavirus-covid-19-mons-paglia-pav-il-papa-chiede-di-aiutare-soprattutto-i-piu-deboli-e-auspica-fraternita-a-livello-globale/