ROXY DEVA

FOTO ADRIANO MAZZOLA

 Cogliere l'improvviso

[...]. L’osservatore è calamitato ma anche sovrastato dalla gigantesca Onda in evoluzione. La prima traccia dell’artista, l'atomo creativo costitutivo, si espande nello spazio quale energia cosmica, riproponendo il momento iniziale, subito dopo il “Big Bang”, il dilatarsi della materia primordiale che avrebbe dato avvio all’Universo frattale. [...].

 

L'onda

 

[...]. In Cielo e Terra la dimensione del tempo è decisamente presente. Questo diviene fluido e coinvolge le masse incorporee in effetti di graduale dilatazione vaporosa, dai moti lenti a spirale, rivelando l'aspirazione di Roxy all'eterno. [...] Lastre argentee, simili a quinte, definiscono lo spazio scenico ricostituendo l’immagine che comunica un senso misterico e, invitando ad esplorare quanto occultato dal suo quieto apparire, si astrae dalle corrispondenze con la concretezza, priva, ormai, di ogni “mascheramento culturale”. Moti dell’estro che l’artista pone in dialettica con l’interpretato grafismo. [...].

Cielo e Terra

[...]. La “maternità”, archetipo riproposto dagli artisti attraverso i secoli, lungamente studiato da Jung, acquisisce per Roxy levatura metaforica dell’attimo essenziale di luce vitale. [...] Porta a singolare interpretazione il tema della genesi in un fermo immagine nello spazio. Le leggiadre linee sinusoidali in Radiografia di una maternità, suggeriscono le più delicate manifestazioni della Natura, quando la primavera, stagione degli antichi rituali della fecondità, diviene messaggera di aneliti, di desideri di migrazione dell’essere alla ricerca di mete rivivificanti. Dal mondo sotterraneo della Dea Madre, figura mitologica dal culto ctonio, la “matrice” si è spostata in tale eccezionale spazialità,  e, libera da costrizioni, afferma l’identità femminile. Nella ricerca dell’artista diviene “matrice universale”, allegoria della “creazione” che al centro della ruota cosmica rigenera il tempo e il mondo fenomenico in un ciclo senza fine. La “Maternità” di Roxy racchiude l’“embrione” di un rinnovamento progettuale dell’atto creativo, in un universo ideale non più definito dalla finzione iconica, ma permeato dall’essenzialità della sostanza, dove la calma apollinea e l’euforia dionisiaca trovano delicata stabilità. [...].

Radiografia di una maternità

[...] Affidandosi alla scoperta dell’evento casuale l’artista ha sancito la sintesi compositiva e impresso le singolari elaborazioni su supporti i quali, depositari sacerdotali di tratti e colori, di toni appassionati e drammatici, divengono “custodi” dell’attimo perfetto di un divenire metafisico che, misconoscendo limiti spaziali, non dichiara esordio, né compiutezza ma sembra riversare, oltre i confini imposti dal sostegno, il contenuto lirico che, sciolto da ogni legame, tende verso l’assoluto originario. Il gesto sacrale, turbando la sequenza evolutiva degli eventi, ha rimosso ogni sigillo e inventato il varco d’accesso alle opere coinvolgendo la complessità sensoria dello spettatore che, ora, può introdursi e muoversi da protagonista all’interno delle architetture. Egli diviene il nuovo artefice ideatore in quell’imprevedibilità immaginifica. 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Marc Rothko a Katherine Kuth, 1954.

 

E se dovessi riporre la mia fiducia in qualcosa, la riporrei sicuramente nella mente dell’osservatore sensibile, libero dagli schemi di pensiero convenzionali. Non vorrei sapere nulla dell’utilizzo che intende fare dei dipinti per i bisogni del proprio spirito. Quando entrambi - bisogni e spirito - sono presenti, allora c’è la garanzia di un vero scambio” [1].

La Tana, 2015