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Recensione al libro

"Contromondo"
               di
RICCARDO GALLO​ 

 
La trama e l'ordito
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Un filo invisibile e profondo ha legato nel tempo un gruppo di amici. Il legame si è fatto ancora più intenso e protettivo intorno ad Anna e Santina rese vulnerabili nell’animo da problemi di salute. Il valore dell’amicizia attraverserà l’intera storia, elevandosi a icona di virtù etica.

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La motivazione prima che muove il romanzo sembrerebbe coincidere con la vicenda di Gaia, un’orfana messicana di otto anni creduta affetta da una malattia rara, ma il motore narrativo si arricchirà di nuove e sorprendenti sfumature prendendo direzioni imprevedibili nel corso del racconto.

La toccante situazione della bambina spinge Anna a volerla aiutare. Coinvolgerà la sua più cara amica Santina in un progetto ambizioso. Convinti da Anna, i genitori permettono alla figlia minorenne di accompagnarla in una tournée di spettacoli itineranti attraverso la Sardegna. Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto per garantire le cure e il sostegno di Gaia.

Diverse nella personalità le due donne vivono l’avventura in terra sarda aprendosi a esperienze sfidanti che restituiscano la gioia di sentirsi nuovamente vive. Pennellata magistralmente dall’autore l’isola diviene il palcoscenico camaleontico della prima parte del romanzo. Affronteranno situazioni rocambolesche per provare che anche nei confini dell’inverosimile tutto può divenire possibile.

La trama subisce un’improvvisa svolta narrativa con l’entrata in scena di figure carismatiche, il cui stile retrò rimanda a un passato senza tempo: Bella la misteriosa, Mark l’avvenente, Tormento lo spaccone, Corno D’Oro il subdolo e Maestro il leader. Gli affascinanti personaggi propongono alle ragazze un gioco che già a partire dal nome “ControMondo” si prefigura inquietante. Recepito come un’avventura stimolante che offre l’opportunità di accumulare il denaro per la nobile causa, Anna e Santina cedono all’impulso e accettano l’offerta.

Convincono senza difficoltà Nando, protettore silenzioso rimasto nell’ombra fino ad allora, ad assumersi l’incarico di Lord del gioco. Nella veste di “artefice del destino” imporrà l’osservanza di un cavilloso regolamento prescritto in un libello arcano preziosissimo. Completano la dotazione due cofanetti molto antichi, la “Freccia delle ciurme” e la “Freccia del destino”, esemplari rari di quercia pregevolmente intarsiati.
La prima freccia attribuirà colori e giocatori alle squadre. La seconda indicherà il valore cromatico del mazzo di carte capitato in sorte ad ogni singolo schieramento capeggiato da un capitano che, a caso, sceglierà dal mazzo una carta sul cui fronte è impresso un testo ermetico la cui interpretazione corrisponderà all’obiettivo da raggiungere. Il premio in palio, custodito in un forziere riccamente cesellato, si comporrà dei contributi raccolti da ogni partecipante e verrà assegnato al vincitore che, anche attraverso mezzi illeciti, avrà accumulato il “bottino” più alto.
La sfida tra i contendenti, reclutati tra artisti di strada, accenderà un clima di estrema competizione e promette, fin da subito, risvolti temibili.

Disinibite e provocatorie davanti agli accadimenti bizzarri di giorno in giorno vissuti, il cui forte sapore emblematico risulta difficile al momento da decodificare, Anna e Santina tenteranno il tutto e per tutto per arrivare ad aggiudicarsi il premio, gareggiando accanitamente anche tra loro.

 

Le tre ciurme vengono sopraffatte da stupore quando alla conclusione delle partite il gioco prende un verso totalmente imprevisto, quello voluto dalla vincitrice che invoca la regola del “TornoAccapo”. Pianificata segretamente, l’idea di Anna offre agli sconfitti una via d’uscita onesta e dignitosa che prevede d’investire l’intera vincita a favore di un progetto solidale dai traguardi ambiziosi. La donna inciterà ognuno a superare l’ego e coltivare doti, pregi e valori personali. Grazie al ruolo trainante l’ultimo concerto sarà un successo che aprirà ad ognuno nuovi percorsi di arricchimento interiore.
Quella sera un’inquietudine misteriosa attraversa l’anima di Santina che negli ultimi tempi si presenta ad Anna lucida e distaccata. La ragazza tronca drasticamente l’amicizia che fino a quel momento era sembrata ad entrambe eterna. Anna ne rimane annichilita. Getta tra le onde del mare il pegno simbolico che aveva rappresentato il loro legame.

 

La capacità di passare dal reale al verosimile fantastico è un volo dell’immaginazione dell’autore che coinvolge i sensi con effetti sinestetici.
Lo scritto non sarebbe permeabile se non si riconoscesse il ruolo delle metafore e dei simboli che rendono la lettura rimarchevole.

Spinti dalla mancanza di Anna, Santina e Nando gli amici rimasti a casa decidono di raggiungerli per non perdere l’ultimo concerto tenuto dalle ragazze a Villasimius, ma la storia evolve attraverso una svolta trascendente, più che immaginifica e la compagnia si ritrova al completo, al cospetto di Dio, in un luogo dell’aldilà tanto surreale da immergere il lettore in un latteo dipinto metafisico.
La motivazione della convocazione divina resta nebulosa ma la richiesta che viene formulata è esplicita. Sono stati scelti per adempiere a un mandato decisivo per la futura sopravvivenza dell’umanità. Si tratta di un flagello devastante che origina nel passato. Il volere è perentorio, a nessuno dei presenti viene lasciata la possibilità di sottrarsi alla volontà superiore.

Il pensiero critico delegato da Riccardo agli amici sconfina nel credo e nella filosofia: “Dio esisti”? La domanda porta con sé il suo contraltare: la presenza di Dio giustifica la resistenza a Dio di un ControDio? Un’entità spirituale maligna che si oppone e agisce in antitesi al principio del bene e come un ragno tesse le ragnatele per catturare le sue creature.

“Dio non gioca a dadi con l’universo” e se da un lato Riccardo, come da citazione Einsteiniana, desidera intimamente abbracciare il concetto di un essere supremo della verità, creatore dell’armonia che ci circonda, per contro sembra provocare il lettore ponendo quesiti criptici: Dio è una burla creata dalle necessità dell’uomo o forse Dio coincide con un gioco cosmico dalle regole imperscrutabili che siamo chiamati a giocare?

 

Lucidamente delineato il processo d’introspezione dello scrittore evidenzia l’accurata analisi dei pensieri e motivazioni personali che passano ad accrescere la storia dei personaggi. Sviscerando minuziosamente la personalità di ognuno esplora dinamiche celate e contesti estremi con i quali gli amici si troveranno ad interagire. Emergono carismi ma anche debolezze proprie dell’essere umano.

Il patto d’amicizia che li unisce catalizza le singole individualità in un unico organismo portato ad una visione interiore d’insieme. L’intensità del rapporto che li lega rappresenta la loro forza.
 

Quello che succederà a causa dello straordinario incontro solleverà accesi interrogativi nella compagnia fino al termine del racconto e, a chiusura del libro, l’inquietudine trasmigrerà come un volo di farfalla al lettore.

L’intervento di Dio bloccherà il fluire del tempo e, scissi in due gruppi, gli amici precipiteranno per prodigio in due dimensioni spazio temporali del passato. Un viaggio quasi impossibile secondo la fisica Einsteiniana, oltremodo complesso per i paradossi temporali verificabili. Esperienza esclusa anche nell’assunto di san Tommaso d’Aquino: Dio non può cambiare ciò che è stato, poiché l’avvenimento presenterebbe un assurdo logico.
Ma non è alla logica che Riccardo al momento sembrerebbe volersi attenere e, a piacimento, concerta una linea temporale alternativa dove inserisce i suoi personaggi permettendo il dipanarsi della storia.
Davanti a loro si spalanca, dunque, la voragine del tempo.
Ciò che avverrà in seguito è degno di una penna visionaria.

Ritroviamo Santina, Nando, Carlotta, Milord e Telefunken catapultati nel 1620 sulle banchine del porto di Playmouth alla ricerca d’imbarco per le Americhe, data che all’arrivo a nord del fiume Hudson, risulterà enigmaticamente posticipata al 1731.
La compagnia verrà catturata da pirati caraibici.
Inizierà così l’incredibile avventura il cui valore metaforico troverà la massima espressione quando Milord, uno dei protagonisti più complessi del romanzo, forse il più vicino alla sensibilità dello scrittore, vorrà fare i conti con la zona d’ombra della sua personalità.
Con canto sublime e un cuore puro affronterà il lato represso dell’inconscio richiamando dagli abissi marini le sirene, archetipo at
trattivo per quella parte dell’ego che incanala gli impulsi più oscuri e primitivi dell’essere umano. Si è fatto legare per non cedere alla melodia tanto seducente quanto terribile.
“Tu sei me, lo sento” dice una sirena fronteggiando Milord che si scuote nel profondo davanti all’immagine specchiata di sé stesso. Scrutando quel simbolo primordiale l’uomo è consapevole di guardarsi dentro e perde il confine con il reale.
La sirena scorge una “macchia nera” sulla mano del suo alter ego e l’identifica come il volto della sventura che incombe su di lui e che a breve lo porterà alla morte. Si mostra pietosa verso Milord e dopo un rapido assenso dell’uomo tronca di netto la mano nera rimuovendo alla radice il cancro che gli sta inaridendo l’anima.
Nello scontro tra la psiche profonda e le seducenti forze oscure della natura Milord, come Ulisse, sceglie la catarsi trionfando sulla doppiezza.

Disorientato per la traumatica esperienza del viaggio a ritroso nel tempo l’altro gruppo di amici, composto da Anna, Angelo, Stevi, Marzia e Roscio, si ritroverà nel XVI secolo in territorio azteco, all’epoca della conquista del Messico da parte di Cortés. Rispondendo alle profezie da lungo attese da quel popolo Anna, creduta la dea Luna, verrà accolta nella città di Tenochtlitan con il fasto dovuto ad una divinità scesa sulla terra. Lei e i suoi amici saranno relegati nel palazzo reale, una gabbia d’oro che non prevede vie d’uscita. Benché investita di dignità divina non potrà impedire i sacrifici umani per lei impossibili da tollerare. Non si piegherà mai alle circostanze contingenti del Nuovo Mondo che con i suoi tentacoli la sta avviluppando e avanzerà portando avanti le sue convinzioni prive di compromessi.

Le interazioni tra i personaggi e Tzitzillini, nobildonna azteca posta astutamente dalla corte a loro servizio, risulteranno fondamentali per la loro sopravvivenza. La donna mostrerà la capacità di saper leggere nei loro cuori e, anche se potenzialmente pericolosissima, risponderà all’amore dei suoi nuovi amici con una purezza intuitiva mettendo in gioco la sua stessa vita.
Forzata ad una mirabolante fuga, Tzitzillini si unisce all’intento comune per scoprire la causa che prospetta nel futuro l’annientamento dell’umanità. Insieme cercheranno il lago Atitlan, identificato come punto di arrivo per iniziare le loro ricerche.

La fertile inventiva dell’autore apre ai personaggi frontiere da esplorare che si spingono oltre i limiti della loro conoscenza. Entrambi i gruppi subiranno eventi terrificanti. La vita di ognuno sarà in costante pericolo.
Il percorso, dal sapore iniziatico, è degno di un road movie mozzafiato.

La capacità espressiva compensa la durezza del linguaggio contemporaneo, rendendo il testo più facile da analizzare. L’uso frequente di forme colloquiali e informali esalta l’ingegno della struttura del dialogo, alleggerendo il peso dei concetti espressi che si spargono spontanei sui fogli bianchi. Variando l’estetica del contenuto la vena espressiva amalgama la coerenza della trama tradizionale con il Science Fantasy, genere letterario che dischiude la porta a mondi immaginari incorporando scenari d’intensità magica a quelli fantascientifici, ammirevolmente integrati nella realtà.

Si affermano linee nette tra il bene e il male sulle quali lo scrittore impone la convivenza con zone opache che invitano a riflettere sulla complessità della psiche umana calata nella contingenza del momento vissuto.

Per oscuri disegni Dio ha separato gli amici infliggendo loro la perdita di quell’insieme da sempre coeso. La scissione peserà negativamente sui contesti delle iniziative intraprese minando le strategie messe in atto per portare a termine la missione ricevuta, fino a quando un nuovo salto temporale traporterà gli amici “pirati” entro la “cornice azteca” ricompattando finalmente la compagnia. Insieme s’impegneranno a sfondare le pareti dei loop temporali per completare la missione e superare il punto di svolta da cui è scaturita la drammatica vicenda.

La chiave di lettura per comprendere la natura dell’ispirazione iniziale, quella scintilla catartica del romanzo che si muove nella circolarità del tempo - un tempo che si rigenera - è come un segreto celato tra le pieghe del romanzo, che va scoperto in ciò che alimenta di energia l’impianto strutturale, e risponde alla necessità dello scrittore di indagare i cardini della sua essenza. Mettendo a nudo la sua vulnerabilità l’io lirico ha evocato figure complesse alle quali rivolge i propri interrogativi che non forniscono certezza di risposta ma estendono il dramma ad una umanità perennemente in conflitto.
Ciò che potrebbe apparire come debolezza si rivela, in realtà, un grido di allarme e di denuncia estrema, uno strumento potentissimo per suscitare immedesimazione.

Il palcoscenico dell’autore mira a rappresentare quel trascorso ancestrale che per eredità cromosomica traccia la storia identitaria dell’uomo suggerendogli le scelte più idonee all’autodeterminazione.
Per contro, esempi emersi dal romanzo che delegano esclusivamente alla sorte le proprie iniziative sono racchiusi nel libricino misterioso e nei due cofanetti di quercia, la “Freccia delle ciurme” e la “Freccia del destino”. Affidati a Nando per portare avanti il gioco ControMondo introducono la metafora dell’uomo a cui è negata la capacità decisionale. L’accettazione incondizionata delle disposizioni dettate dal libricino punta, già in partenza, all’assoggettamento pianificato dell’individuo mentre l’aleatorietà insita nell’uso dei cofanetti lo affida ad un fatalismo esistenziale.

Quando Anna s’appellerà alla regola del “Torno Accapo” sceglie volutamente di invertire la rotta riconquistando la propria autonomia decisionale. Per portare a termine la sua visione ricorre ai criteri fondamentali del libero arbitrio e varia i principi del gioco destinando la vincita a favore di un progetto che include ogni singolo componente schierato. La donna è inestimabile, esprime la capacità reattiva dell’uomo alle avversità. Ferita nel fisico e nell’anima la campionessa olimpionica sa valutare con l’abilità dello stratega tattico ciò che è dato per indiscusso e capovolgere l’approccio al pensiero logico. Lo fa con intelligenza reattiva e la sua capacità di coinvolgimento e ispirazione diviene paradigma per chi le è vicino incarnando la tenacia della coscienza di mantenere l’integrità morale.

 

Sprezzante del conformismo e del pericolo Santina governerà per tutti e su tutti il percorso di salvezza interiore. Si è rivelata cruciale nelle azioni contro gli eventi. Già una volta in passato si era trovata, al cospetto di Dio. Affetta da leucemia aveva vissuto la straordinaria esperienza di pre-morte. Distaccata l’anima dal corpo e trascesa l’esistenza materiale era stata guidata verso il risveglio spirituale.
Dio l’aveva rimandata alla vita con il mandato di proteggere Anna dalle molte insidie che avrebbe presto incontrato e dalle sue stesse pulsioni autodistruttive che nel futuro avrebbero determinato l’allontanamento consapevole dall’amica. L’impasse tra loro avrebbe costituito un problema da gestire per gli amici lungo il viaggio nel difficile passato.
L’unica che al rientro ricorderà gli accadimenti, Santina si farà custode della memoria collettiva. Decodificando il messaggio metaforico delle esperienze vissute maturerà una chiara percezione della propria identità.

Entrambe le amiche divengono depositarie di qualità etiche che pongono l’empatia al servizio del bene altrui. Insieme hanno tessuto la trama e l’ordito del racconto nel rispetto della fabula narrativa che si è arricchita di complessità grazie all’evoluzione dei coprotagonisti. Dipinta con maestria dall’autore ogni sfumatura sulla tela è stata armoniosamente orchestrata.

 

Con l’afflato letterario dello scrittore audace, Riccardo ha composto il suo gioco, e dettandone le regole ha tenuto alta la tensione drammatica che sfida ad una lettura avvincente fino all’inaspettato epilogo del romanzo.

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